Dario Bellezza #Poesia

Dario
se poi riuscito a finire quel calice
di lacrime amare sgorgate dalla tua
diversità? Per quel tuo amico che ti definì
il più grande del ‘900, che morì ammazzato
ancora s’ignora da chi, se dalla CIA o da
un fascita, sicuro lo hai pianto, ma poi?
Malinconia a riscattare la monotonia di
quel vizio che non rifuggevi, libertino
vestito da satiro libertario. I tuoi versi
intorno a quel membro che in società non
trovava mai il suo posto, mai messo a tacere.
Eri troppo uomo per non parlare da donna.
E a chi ti dava del volgare, rispondevi che
scrivevi per i mortali, non per quel passato
eternizzato che è la gloria, anticipando
ho paura a dirlo, perfino, il temrine petaloso
quando dicevi: O mio spetalato fiore!
Ma non per la Crusca il tuo tanto inchiostro è
terminato, ma nel paradiso dei famosi emarginati.
Nel tuo soffrire umana-mente, cordarda petulanza
danza macabra intorno alla retorica di tutti i
giorni passati a cancellare i nomi dell’amore
scrivendo invettive, ché la distruzione è
l’unico movimento dell’eterno. La morte
rifuggita in quei giovani e i loro buchi
nei quali solo tu alla fine ti perdevi, o forse
ti ci nascondevi, che se poi la guerra fosse
arrivata, avresti disertato a costo di farti
fucilare. Quell’insonnia che non ti lasciava
mai dormire, e mangiano e divorano, e nell’alba
si è spenta la conoscenza. Commiato per le
angoscie. Ecco i tranquilli giorni dove come
le stelle da secoli spente, oggi ancora tu
ci invii la tua luce assai più splendente.
I vermi custodiranno la tua vanità – così volevi
mentre noi – la tua poesia. Per te e non solo
Bellezza

*Roma,  02.2021