FINALMENTE ARRIVATO – Dedicato a 6 ‘Immigrati’

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Con giacche a vento
Ad Agosto
In autostrada
Sotto ad un cavalcavia
 
Via
Fuggire dalla guerra
Il nostro Mantra
Con la paura nel ventre.
 
Dopo un anno
Questa sera
Ogni tanto ci penso
Ancora
 
Succederà ancora ?
Tornare a non Essere
Nessuno, uno straniero
L’uomo nero,
 
Per il Bravo Onesto
E Puntuale Cittadino.
 
E i poliziotti
Biondi ragazzi crudeli
Fanno solo il loro lavoro
 
L’Io di tutti, Maiuscolo
Ero solo io, Dio
Ma come ci picchiarono tutti !
Come maiali :
Noi non eravamo francesi
Non importa se minorenni.
 
Eravamo, siamo, delinquenti
perché senza documenti
E chi ci aiuta commette
Dignità alla sua vita
E delitto di solidarietà.
 
Quando poi, finalmente arrivati
Quella sera
Trovammo un gradino
Dove poggiare la testa
 
Altri bei ragazzi biondi
Che rasati ci svegliarono.
Quella notte di calci
che ci ruppero i denti:
 
Credevo d’essere
Credevo
Col sapore del cemento in bocca
Ma non ero ancora
 
Finalmente arrivato.

  • Mailhac , Maggio 2018

Questo scritto è dedicato a 6 ragazzi che ho visto rientrando in macchina, dall’Italia alla Francia, qualche giorno fa. Per il telegiornale: Sei Immigrati, clandestini che attraversavano la ‘frontiera’ in autostrada a piedi, all’altezza di Mentone.
Sotto una galleria, infatti, c’era un ragazzo alto, che ne teneva attorno a sé, abbracciati a cerchio, altri quattro, tutti almeno un 30 centimetri più bassi di lui. Erano stretti dalla paura e dal freddo (quel freddo che hai dentro se passi varie notti senza un rifugio, dormendo e mangiando poco e niente, magari dopo una traversata su un barcone), lo si sentiva chiaramente, anche passando a 120 in macchina ; non c’era alcuna corsia d’emergenza: erano paralizzati lì, sul bordo della strada.
Proseguendo in macchina, appena dopo la galleria, un sesto ragazzo che camminava veloce, sempre a bordo strada, nel senso mio e della Francia.
Pochissimo dopo l’uscita per Mentone: tra le piante, vedo un poliziotto nascosto. Lui non aveva freddo, era in maglietta con una specie di gilet che sembrava un giubbotto antiproiettile, biondo pulitissimo seppur in quella situazione, che aspettava chi gli veniva incontro. Non andavano quindi a recuperarli quantomeno sotto la galleria, mi son detto, dove quei ragazzini avrebbero potuto morire oltre che rappresentare un grave pericolo per me e tutti quelli in macchina.
Un cartello luminoso, a dire il vero, poco prima annunciava : Attenzione pedoni sulla strada, invece di mostrare come al solito la solita pubblicità dell’applicazione che segnala i radar in autostrada…
Il sentimento che provai per loro, in questo fotogramma d’estrema infelicità ad alta velocità, di pena per Loro, non arrivava comunque a farmi male come quello d’estrema impotenza : non potermi arrestare, anche perché in autostrada in galleria con infinite macchine che arrivano veloci; sapere che comunque poco avrei potuto fare: che se li avessi aiutati, in Francia, sarei stato incriminato, penso perfino arrestato, per ‘Delitto di Solidarietà’.
Questa è: questa è la società, dove la solidarietà diventa un delitto, e non più un sentimento di fraternità.
Dove si cambia il significato alle parole, per non cambiare mai nei fatti.
Alla fine mi son chiesto se quel poliziotto avesse avuto un figlio, magari dell’età di uno di quei ragazzini.

*Generalmente, nei rapporti del fenomeno Immigrazione, non ho una posizione ‘intellettuale’ da dire, nel senso che non ho una mia opinione da dare come tutti, o da dare anche io quella che danno già tutti, da una parte o dall’altra del pensiero unico che sia; se non nel vedere la cosa come un fenomeno di questa società, un altro esempio e motivo per cui questa società vada cambiata : non come una cosa da subire, nel senso di accettarla o rifiutarla; nella vita faccio altro, non passo le giornate ad aiutare immigrati mio malgrado, e comunque non sono a favore di un cieco assistenzialismo insensato per produrre carne da consumo. C’è da fare, non da parlare.
Se si parla di fenomeno immigrazione, si parla di qualcosa di cui appunto io non parlo : io parlo d’esseri umani. Mai accetterò che qualcuno, accampando una qualunque autorità, mi voglia impedire d’aiutare una persona in difficoltà, specie se un bambino, indipendentemente dalle conseguenze.
Sopratutto però, in assoluto, non trovo giusto, e da qui parte questa nota, che l’immigrazione appunto la si ‘tolleri’ e se ne faccia semplicemente una cosa da accettare di questa società, e non come un virus che da lei nasca, come ‘il cambiamento climatico’ per esempio; ancor meno che se ne faccia un mestiere o una fonte di guadagno; sempre più si vedono, in ogni campo, persone che solo per il parlare del ‘fenomeno immigrazione’ vengono ricompensati, registi scrittori cantanti.. o anche solo esseri parlanti. Lo potrei accettare solo se la persona in questione fosse, o fosse stata, lei stessa per prima immigrata; o nel caso faccia qualcosa direttamente, per aiutare o migliorare le cose, non parlarne e basta insomma.
Per questo, non voglio che questi miei versi passino per uno scritto riguardo “l’Immigrazione”, ma, molto più semplicemente, un pensiero dedicato a sei ragazzi.

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