La regina Bambina

 

Un’esigua massa di corpi coperti di terrore
tremava alle porte della città confinata : il pensiero
della morte ghiacciava i loro arti.

Così magra da vederne sotto la pelle le ossa
come un’ossessa una bambina vagava, cercava
i suoi genitori da settimane scomparsi
ma non li avrebbe mai più rivisti. Il virus
da tempo aveva decimato la popolazione:
morti e vivi non erano più un’equazione.

Le strade erano deserte, il silenzio assordante.
In giro solo cadaveri, un puzzo insopportabile.

Nella diffidenza di quei cuori spenti battevano tamburi remoti:
l’unica forma di vita rimasta era dunque lontana nella foresta?

Indigeni, invisibili, innominabili – uomini ?
Sì, uomini anche loro. Ma non d’alloro o di spine
portavano corone, ma di fiori, con sorrisi beati
della beata ignoranza che fa della danza Sapienza
della Natura Insegnante e dell’Amore la Vita.

Fu verso gli alberi che si diresse la bambina
come sapesse già la strada.

Adesso conscia del perché
in città il suo pianto fosse privato
non solo di ascolto, ma privo perfino di dignità:
perché i vivi vivi non erano stati mai,
quando ciechi e sordi erano al richiamo
della sofferenza che in lei albergava
fin da prima di quando fu tutta sola nel mondo.

Inutile perdere altro tempo fra quella gente
malata, mai avrebbe potuto guarirli
avrebbe solo rischiato di diventare come loro e
mai avrebbe trovato un vaccino per lei
lei che per la città era nata asintomatica.

Fu dunque la scelta migliore partire
e lasciare alla spalle la sala degli specchi
deformanti; nel riflesso del ruscello avrebbe scorto
adesso il suo volto: cristallino, non colore della polvere sottile,
senza maschere, unico, finalmente immacolato.

Figlia di un falegname e di una donna famosa per la sua
castità, nonostante indisciplinata e indisposta ai consigli
dei maestri, la sua parola divenne presto vangelo per
gli altri bambini che intorno a lei facevano girotondo.
A chi le chiedeva il nome: Bambina, rispondeva,
il nome dice di me
quello che non avrete voglia di capire
non è il nome che farà il mio cammino, io
sono diversa, io sono me stessa, io sono Bambina.

Per i vicini di casa fu subito l’occasione di additare qualcuno,
avevano trovato in quella bambina la strega
da bruciare nel focolaio delle loro mediocrità.
Con una madre così, che sorride a tutti sempre scollata
cosa ci si può aspettare di diverso che non sia una matta
quella bambina, corre sempre libera a piedi nudi
quando non vuole rispondere fa finta di non sentire
parla come un maschio: quella lingua le andrebbe tagliata!
E poi, è un cattivo esempio per i nostri figli, la seguono
ovunque, anche quando nuda corre sotto la pioggia,
come pulcini alla chioccia le vanno dietro; quando davanti
le dovrebbero stare, con la testa alta, senza starla ad ascoltare.

I genitori che invece amavano la figlia non volevano sentire
da quelle bocche maligne tutto il male che ne usciva; e così
un bel giorno decisero di traslocare al mare. Fu quel giorno
l’ultimo in cui la bambina li sentì parlare: Torniamo presto
andiamo al mare a cercare di trovare dove potere vivere
fai la brava resta in casa e ti faremo una bella sorpresa
questa sera… Per sempre ricorderà quel bacio della madre
quando dopo averla presa in braccio, guardandola negli occhi
le disse ti amo.

Ma i suoi genitori non tornarono, e inutilmente attese
per giorni, aspettandone invano il ritorno.

Era sola. Se ne rese conto una sera.

Durante la notte quando la mancanza della ninna nanna
della mamma le faceva lacrimare il cuscino,
solo quei lontani tamburi le ricordavano di essere viva.
Non capiva da dove quel rumore veniva, e non se lo chiedeva
ma non poté più farne a meno, a meno di credersi morta.

Rimase in casa a leggere, sempre lo stesso libro.
Fortuna che la madre da sempre previdente
la casa aveva riempito di scatole e conserve.
Da molto prima della pandemia quindi
la bambina non usciva per la via:
del virus che arrivò silenzioso non si accorse
se non per i vicini che morivano sulle loro porte.
Guardò tutti morire dalla sua finestra
aspettando che tornasse il bel tempo;
ma da troppo oramai si annoiava: così sola!

Così il giorno che non ne potè più, decise di partire:
vestita di sandali e di una stoffa
-intorno alle ossa come una tunica-
ricavata dal lenzuolo con cui la mamma sempre si copriva
al sentire dalla finestra la cricca delle donne che le davano della mignotta
per le forme perfette del suo corpo, invidiose
di essere piatte, nella carne e nello spirito.
E con un’enorme pagnotta, che trovata per strada
fu tutto ciò che portò per mangiare, si avvio verso la foresta.

La bambina non ricorda più oramai quando fu quel giorno,
ma una cosa mai scorderà: il sorriso che la accolse
di tutta quella gente, quando stravolta arrivò dove abitavano
gli abitanti della foresta: sopra e sotto gli alberi, tutti quegli occhi
pieni di amore pareva la stessero aspettando da ore, da anni.

Quello che successe mentre dimenticava ogni insegnamento
della falsa civiltà, non ci è dato sapere; ma col tempo
tutta un’altra cultura apprese: quella della donna,
magari giammai cortese, ma senza dubbio
libera, che non piange sola la notte
perché sa sognare, ancora prima di dormire.

E altre due cose sappiamo certamente:
che oggi di tutta quella gente
del bosco, è la regina che non indossa corona,
e per tutti è sempre rimasta Bambina.
Infatti così si chiama:

La regina Bambina.

*Roma, 02 07 2021