Regno Unito: Theresa May continua a perdere pezzi.

Theresa MayChe per il Regno Unito sia un periodo complicato, sopratutto in rapporto al Brexit, è facilmente comprensibile. Ma i problemi non si limitano alla scelta e alle operazioni da sostenere per l’uscita dall’Europa : Theresa May ha perso l’ennesimo ministro, il quinto in sei mesi. Si è infatti dimesso l’altro giorno il ministro dell’Interno, Amber Rudd ; la motivazione del ministro dell’Interno è però quella che, di tutti i ministri fin’oggi che hanno dato le loro dimissioni, potrebbe creare più problemi Al Primo ministro del Regno Unito : l’immigrazione.
L’immigrazione è un tema molto delicato nel Regno Unito, come del resto per tutta Europa, e che sarebbe stato tra i più influenti anche per la decisione popolare del Brexit ; ma per la May, leader del partito conservatore, ora, potrebbe diventare un vero e proprio problema.
Il Governo May viene infatti accusato di aver creato un ambiente ostile all’immigrazione per disincentivarla ; immagine che ancor più sarebbe deleteria per la premier britannica, in quanto le leggi che sono alla base di questo inasprimento verso gli immigrati, che si è cominciato ad attuare durante il governo Cameron, e che avevano lo scopo di una radicale diminuzione del numero (da centinaia di migliaia a decine di migliaia), sarebbero direttamente imputabili alla May che ai tempi era proprio ministro degli Interni.
A dare il via allo scandalo che ha portato alle dimissioni del ministro, chieste da tempo dal Labour, e dal sindaco di Londra Sadiq Khan, sarebbe stata la cosiddetta generazione Windrush, ovvero i migranti extraeuropei provenienti delle ex colonie dell’Impero britannico. Questi migranti prendono il nome da una nave, l’ Empire Windrush, che, in seguito a una legge del 1948 (il governo era laburista), portava migranti dai paesi del Commonwealth per aiutare il Regno Unito nella ricostruzione post Seconda guerra mondiale. Ai tempi infatti si stabiliva anche che chi arrivava avrebbe ottenuto una cittadinanza speciale – Citizenship of the United Kingdom and Colonies – che consentiva di rimanere nel Regno Unito per tutta la vita, e per la vita dei discendenti. Non erano necessari documenti ufficiali, il governo non li chiese: erano cittadini perché si sentivano britannici al punto da lasciare le loro terre per rispondere all’appello di Londra.
Ora però proprio quei documenti che un tempo non venivano richiesti sarebbero diventati oggi un problema per tutti questi migranti, che si vedono sì magari anche accogliere, ma vivono poi con lo spauracchio della deportazione e dell’esclusione, in quanto seppur nel Regno Unito da tempo, per poterci restare bisogna dimostrare di essere arrivati nel Regno prima del 1973, quando iniziarono controlli e restrizioni, e di aver vissuto in modo continuativo nel paese. Il problema è appunto che questi documenti, che in passato non servivano, oggi non esisterebbero nemmeno.
Alcuni giorni fa il Guardian ha pubblicato la lettera che dimostra che il governo si era posto un obiettivo chiaro per le deportazioni da effettuare: la Rudd e la May, pur scusandosi per l’ambiente ostile, non avevano mai confermato l’esistenza del documento. E a questo punto le dimissioni sono state quasi obbligatorie. Su chi punterà ora il Premier Britannico resta ancora un segreto, sarà interessante vedere come quest’ultime dimissioni incideranno sulla politica del Paese, soprattutto in chiave estera.

*FONTE: Gli italiani – Quotidiano (1.5.2018) 

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