I SOCIAL FESTIVAL DELL’IDIOZIA (22.08.2017)

social-network-La democrazia ci ha dato una grande libertà, questo è indubbio. Che poi questa libertà estrema sia vera e reale oppure no, è altra discussione. Che faccia bene all’animale Uomo, ancora un’altra.

I social network permettono a tutti di avere, non più solo quindici minuti di celebrità, ma bensì la possibilità di credersi delle vere e proprie star, improntare la vita sul proprio profilo sociale, poco importa se dietro ci sia sostanza o meno, oramai viviamo di sola apparenza.
Attenzione tengo subito a precisare che non sono “contro” i social network, io stesso ne faccio uso e trovo che possano essere utili: a raggiungere più persone col proprio messaggio (ma si deve avere qualcosa, se non originale quantomeno interessante da dire), a mantenere rapporti con persone altrimenti troppo lontane, anche e sopratutto per scopi lavorativi; ma vanno saputi usare: come tutte le cose, l’uso sbagliato o l’abuso, ne trasforma i vantaggi in svantaggi.
E allora libero sfogo alla propria creatività, o meglio, all’imitazione di quella che si crede la creatività delle cosidette star. Oggi si può essere celebri postando video su Youtube, diventare così famossissimi youtuber, solo postando scherzi che tutti, almeno una volta, avranno fatto nella loro gioventù : oggi è praticamente diventato un lavoro.
L’altro giorno, intervistata su la7 a proposito dlla festa di compleanno di Gianluca Vacchi, Daniela Santanché ne faceva l’elogio, chiamandolo fiore all’occhiello dell’imprenditoria Italiana, perchè essendo praticamamente escluso da tutte le aziende di famiglia se non per quote o partecipazioni, Vacchi si è inventato un personaggio, vive di notorietà grazie ai suoi milioni di follower che aspirano un giorno a ballare come lui, ad avere intorno tutte quelle bellissime ragazze procaci, a fare i dj in Sardegna. Poco importa se tutto ciò già lo faceva Berlusconi vent’anni fa e per questo veniva additato come il diavolo e proprio per questo ha nel tempo perso consensi politici. Oggi, dopo un ventennio di consumismo berlusconiano, questa è la libertà : lo possiamo fare tutti, o almeno lo crediamo…
Che poi questa libertà possa essere riconducile a quella che Isaiah Berlin, nel suo libro Le due libertà, chiama libertà negativa, ovvero la possibilità per l’uomo di seguire i propri istinti e impulsi personali (magari creati ad hoc da chi poi ci guadagna) senza limite o ostacolo alcuno, ciò poco importa.
Finalmente tutti sono qualcuno (quindi nessuno lo è veramente?), tutti possono aspirare ad avere follower, tutte le ragazze possono mostrarsi in foto ammiccanti in pose viste dalle loro dive sui profili Instagram. Solo una cosa queste persone non considerano, che Chiara Ferragni (per citare una delle più seguite in Italia) posta queste foto, con oggeti di culto e altissimo valore oltre che prezzo ovviamente, semplicemente perchè pagata per farlo (ora finalmente pare si interverrà per rendere pubblica questa forma di pubblicità nascosta con leggi ad hoc). Del resto non è una novità la pubblicità occulta, quanti hanno iniziato a fumare solo perché l’attore preferito lo faceva con grande stile nei suoi film?
Non spendono milioni per comprare quei prodotti che tanto il popolo si affanna per avere, no, loro li hanno gratis e ci guadagnano pure, ci guadagnano tanto più, più seguaci hanno a guardarli ed imitarli : questa è la fondamentake differenza, che al popolino nessuno paga per farlo, se non lui per imitarlo.
La stessa Santanché, nell’intervista sopracitata, ha alla fine ammesso, messa alle corde da Paolo Crepet, di curarsi poco della massa che poi popola il suo locale, del loro livello culturale sociale intellettuale, lei gode poi nel suo ufficio, e non in pista con loro, a contare i soldi che guadagna.
Poco importa se si fanno cose per le quali una volta ci si faceva rinchiudere in manicomio, o anche solo ci si faceva chiamare scemi da tutti, no, oggi basta farlo e ricevere tanti like per essere soddisfatti ; e alllora via, a gettarsi secchi d’acqua ghiacchiata in testa per salvare il mondo, a rischiare la vita per fare un video, più la cosa è stupida e più si hanno seguaci !
Credo oramai i barbari a proposito dei quali cantava Giorgio Gaber, siano arrivati e comandino tranquillamente le nostre giornate.

Altra grande forma di libertà estrema di questi anni, è il commento su social network (sì, al giorno d’oggi non si discute più, si commenta) : finalmente tutti possiamo dire la nostra, e su tutto ; poco importa che poi in realtà non si sappia niente al riguardo, che si facciano commenti per i quali anche al bar dagli amici si veniva presi in giro o azzitttiti : no, oggi siamo tutti tuttologi : la democrazia !
Il commento, cosa nella quale io per primo ancora qualche volta casco, ma che mi sforzo sempre di evitare, è per me il trionfo dell’idiozia e della mediocrità di quest’epoca, epoca in cui tutti sanno, ma raramente fanno, tutto ! E via con gli insulti, le banalità, i profeti del web…
Spesso queste persone, non prendono nemmeno il tempo di leggere l’articolo che suscita loro questo irrestibile impulso, o peggio ancora, lo leggono e non lo capiscono nemmeno : poco importa, basta leggere immigrato per dire le peggiori cose, in un senso o nell’altro, trionfo di insulti o di banalità perbenistiche ; e così per tutto. Perfetto rappresentante di questo fenomeno, il personaggio Napalm51, del sempre attuale e ottimo Maurizio Crozza.
C’è chi poi, magari perchè di altre generazioni, questa cosa proprio non la sopporta vivendola molto male, e prendendo molto seriamamente perfetti sconosciuti, come Albano Carrisi che ha dato la notizia di lasciare tutti i social network proprio per via dell’odio quotidiano al quale era ogni giorno sottoposto, da perfetti signori nessuno : bravo Albano !
Credo, e spero sopratutto, che sia un fenomeno destinato a finire, o comunuque ad essere regolamentato. Si ma come fare ? In Norvegia (leggo in un articolo di Virginia della Sala sul Fatto Quotidiano) hanno provato a fare qualcosa, hanno pensato : « E se prima di dire la nostra su un articolo o un testo online ci fosse imposto un quiz che verifichi il livello di comprensione raggiunto? » Se lo è chiesto un’emittente radio televisiva norvegese. E poi ha anche applicato questo principio in versione sperimentale.
Come normale è emerso che pochi leggono veramente l’articolo, ma cosa ancora più preoccupante, pochissimi di questi pochi, sembrano poi realmente capirlo : il test permetterebbe, in questi casi, di evitare la possibilità di commentre.
Trovo che sia una bella idea. Perchè trovo che sia bene la libertà, dare diritto di parola a tutti quanti, ma che almeno prima di parlare si pensi se si sa di cosa si stia parlando e che quantomeno si abbia realmente qualcosa da dire.
E ora, via ai commenti…

Gli Italiani (22.08.2017)

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