Un figlio

La goccia che scivola
lungo il collo
il freddo, che dai piedi
diretto
sale le ossa, lungo le ossa:
un brivido.

Gli ripeto:
Sono omosessuale, papà.

Non sa cosa dire:
lo vedo arrancare
annaspare,
come cercando qualcosa
da qualche parte,
una parola che sapesse celare,
mostrare solo la sorpresa
ma senza l’offesa.

Ero sempre suo figlio!
Frocio o meno che fossi…

E lo potevo capire,
lo potevo patire
più io
di quanta pena
lui per me
potesse avere,
Lui
che da sempre era fiero
orgoglioso
del suo ometto di casa.

Sì, un ricchione, papà.

Una O, tremolando
gli forzò le labbra
ma non un fiato.

Si alzò
una carezza sulla testa
ma lontana
mantenendo le distanze
senza l’ombra
di un abbraccio.

Coraggio,
devo andare a lavorare.

Lasciò queste parole
prima di uscire
per sempre, per andare
a suicidarsi.

Sono omosessuale papà.

È stata questa la goccia
che ha fatto traboccare
il fatuo vaso
delle sue arcaiche tradizioni.

Della sua mediocre vita
l’unico orgoglio
il figlio maschio
un figlio
che così maschio
forse non era,
un figlio
dal seme inutile
a continuare la progenie.

Figlio
che ne è stato la scusa
alla sua mediocre vita;
vita,
censita da quel suicidio.

*Mailhac 04 2020
*IMAGE: Saturno divorando suo figlio – Goya